Educare la persona

V Convention annuale Scuole CEFA

Roma, 8 novembre 2025 

«Poniamo al centro l’uomo, la persona, anche e soprattutto nel contesto educativo». Con queste parole, l’avv. Angelo Caparello, presidente della Fondazione CEFA, ha aperto la V Convention delle Scuole CEFA, ospitata presso la Pontificia Università della Santa Croce davanti a circa duecento educatori, docenti e collaboratori provenienti da tutte le Scuole CEFA di Roma.

Il tema scelto per quest’anno, “l’educazione personalizzata”, prosegue idealmente il cammino avviato con la riflessione sulla “cura della relazione” dello scorso anno. Un filo rosso che tiene insieme due concetti essenziali: l’educazione come incontro tra persone e la scuola come luogo dove si coltiva l’interiorità, il dialogo e la libertà.

Una sfida di umanità nel tempo dell’intelligenza artificiale

Il Presidente ha richiamato le parole del nuovo Pontefice, Papa Leone XIV, che nella recente Lettera Apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza” — pubblicata in occasione del 60° anniversario della Gravissimum Educationis — individua tre priorità decisive per il mondo dell’educazione.

La prima riguarda la vita interiore, quella “fame di profondità” che spinge bambini, giovani e adulti a cercare spazi di silenzio e discernimento.

La seconda è l’umano digitale, con l’invito a usare con sapienza le tecnologie e l’intelligenza artificiale, “anteponendo la persona all’algoritmo”.

La terza è la pace disarmata e disarmante, che si costruisce attraverso l’educazione al linguaggio non violento, alla riconciliazione e ai ponti più che ai muri.

«Temi vivissimi — ha commentato Caparello — che toccano da vicino chi, come noi, vive ogni giorno la sfida di educare persone e non solo studenti».

Un modello educativo centrato sulla persona

Ma cosa significa, concretamente, educazione personalizzata per CEFA?

Caparello ha richiamato alcune parole chiave che da sempre ne definiscono l’identità: il tutor personale, il coinvolgimento della famiglia, l’attenzione ai talenti individuali, la formazione del carattere e l’orientamento per il futuro.

Un modello che nasce da una visione personalistica dell’uomo — “unico, irripetibile, aperto alla trascendenza” — e che ha come obiettivo non solo la trasmissione di competenze, ma la piena realizzazione della persona, attraverso un cammino di trasformazione interiore.

Dialogo, libertà e coerenza

Tra i passaggi più intensi del suo intervento, Caparello ha affrontato un tema cruciale: come conciliare la visione cristiana dell’uomo con quella laica o non religiosa di alcune famiglie presenti nelle scuole?

«Si può conciliare? Si deve!», ha risposto.

La via è quella del rispetto della libertà, della proposta coerente e del dialogo autentico: un’educazione che non impone, ma propone con l’esempio.

Un approccio che mette in gioco la credibilità dell’educatore prima ancora delle sue parole.

Quando la teoria diventa vita

A dare concretezza al discorso, Caparello ha portato due esempi tratti dalla quotidianità scolastica.
Il primo: una maestra che accoglie le difficoltà di una madre,    la ascolta e la accompagna con discrezione, propone delle soluzioni, diventando una presenza amica in un momento delicato.

Il secondo: un docente che riesce a costruire una relazione autentica con un bambino di nazionalità straniera, con genitori lontani dalla fede cristiana, e che diventa comunque per lui un modello di fiducia e di riferimento.

«In questi gesti — ha sottolineato Caparello — si manifesta la vera educazione personalizzata: non conta chi sia il destinatario, ma chi siamo noi, e come viviamo la nostra missione educativa.»

“Ne vale la pena”

Il discorso si è chiuso con un richiamo alla fatica e alla bellezza del lavoro educativo.
«Non è facile trovare un lavoro, mantenerlo, vivere serenamente e, insieme, avere uno sguardo profondo sull’altro. Ma ne vale la pena. Il ritorno, quando ci riusciamo, ha un valore immenso, sotto tutti i punti di vista.»

Un messaggio di incoraggiamento e gratitudine, che ha risuonato forte tra gli educatori presenti: un invito a continuare a costruire, giorno dopo giorno, scuole dove la persona viene davvero messa al centro.

Un impegno che continua

La V Convention delle Scuole CEFA si è così confermata non solo come momento di formazione e confronto, ma come occasione per rinnovare un patto educativo condiviso: quello di formare persone libere, responsabili e capaci di speranza.

Perché — come ricorda Caparello — «educare significa guardare oltre il presente, e credere nella possibilità di un bene più grande».

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