La scuola non può limitarsi a “far funzionare” gli studenti: deve accompagnarli a scoprire il loro posto nel mondo.
Riflessioni dal contributo del prof. Andrea Maccarini alla Convention CEFA 2025
Durante la Convention CEFA 2025, ospitata presso l’Università Pontificia della Santa Croce, il sociologo Andrea M. Maccarini, Professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Padova, ha proposto una riflessione profonda e lucida sul ruolo della scuola oggi, interrogandosi su cosa significhi davvero parlare di educazione personalizzata in un tempo in cui “l’esterno” – la realtà, l’altro, la tradizione, il futuro – sembra scomparire dall’orizzonte delle nuove generazioni.
La personalizzazione: oltre l’individualismo
Secondo Maccarini, la parola personalizzazione ha occupato negli ultimi anni la scena educativa, ma rischia di essere fraintesa. Esistono due poli da tenere insieme:
- Educazione individualizzata, attenta ai bisogni e ai ritmi del singolo;
- Educazione individualizzante, che rischia di ridurre tutto all’autorealizzazione e all’auto-scelta.
La vera personalizzazione, per il professore, avviene nella relazione: la persona emerge non come un individuo isolato, ma come un essere che vive con e per gli altri. È in questa relazione che si formano desideri, scelte, significati e orientamenti.
Una società “senza esterno”
Maccarini parla di una trasformazione macro-sociale che sta cambiando profondamente l’esperienza dei giovani. La chiama società senza esterno: un contesto in cui ciò che sta fuori da sé – realtà, limiti, autorità, tradizioni, comunità – tende a evaporare o a essere ricostruito artificialmente.
Questo fenomeno si manifesta in diverse dimensioni.
Socialità in crisi
La sfera comunicativa si è espansa, ma spesso a discapito della realtà. Le relazioni passano sempre più attraverso dispositivi digitali e l’immaginazione spesso sostituisce l’esperienza.
La scuola si trova così a fronteggiare:
- la fragilità dell’infrastruttura relazionale dei giovani,
- una crisi delle istituzioni e della loro autorevolezza,
- la difficoltà nel trasformare capitale umano in adulti capaci di costruire il mondo.
Il tempo che scompare
Il professore sottolinea un dato paradossale: viviamo nell’“eterno presente”. Il futuro non è più percepito come promessa e l’età adulta — un tempo simbolo di responsabilità e continuità — fatica a costituirsi.
Si incrina così il patto tra generazioni: meno esigenti, meno severi, più accondiscendenti, gli adulti rischiano di chiedere ai giovani troppo poco e quindi di offrire loro poco.
Identità e perfezionismo
In assenza di riferimenti che trascendano l’individuo, la prestazione diventa l’unico criterio solido di valore. Misurarsi, ottimizzarsi, lasciare traccia online: è la “vita misurata”, dove l’identità si costruisce attraverso numeri, risultati e performance.
Parallelamente, Maccarini nota una crisi della cultura: norme “deculturizzate”, assenza di grandi narrazioni condivise, perdita delle comunità e marginalizzazione della tradizione cristiana come orizzonte di senso.
Proposte educative: quali vie per la scuola?
Nella seconda parte del suo intervento, il professore offre alcune piste di lavoro per scuole e insegnanti.
Coltivare interessi autentici
Aiutare gli studenti a scoprire e maturare premure: interessi intrinseci, curiosità, talenti. Aprire strade, non chiuderle. La felicità nasce dal mettersi in relazione con il mondo, non dall’auto-ottimizzazione.
Restituire alterità
Educare significa introdurre alla realtà. La scuola deve offrire “alterità benigne”, cioè presenze adulte che non giudicano ma orientano, e che rendono possibile una riflessione condivisa su fragilità e crisi.
Unire le dimensioni della persona
L’educazione cristiana – nota il professore – ha la forza di integrare tutto: dimensione spirituale, emotiva, sociale, intellettuale e corporea. È una visione unitaria, che evita la frammentazione dell’identità.
Essere una comunità educante
Una scuola non è un apparato burocratico, ma una comunità viva. La relazione scuola-famiglia è determinante: quando funziona, genera fiducia, appartenenza, motivazione. Quando manca, prevalgono paura, prestazione e anonimato.
Educare come atto di speranza
In conclusione, Maccarini distingue tra flourishing (fioritura umana) e potenziamento, tra missione e successo. La scuola — soprattutto una scuola come quella di CEFA — non può limitarsi a “far funzionare” gli studenti: deve accompagnarli a scoprire il loro posto nel mondo.
Educare, ricorda il professore, è un atto di speranza. Significa credere che il futuro valga la pena, e che si possa ancora “disegnare nuove mappe di speranza”, come ricorda Papa Leone XIV.
L’intervento del prof. Andrea Maccarini ha offerto alla comunità CEFA una chiave di lettura preziosa: in un tempo in cui l’esterno è fragile, la scuola può diventare il luogo dove i ragazzi riscoprono la realtà, gli altri, il futuro, e il senso profondo del proprio essere persone.
