L’introduzione del c.d. buono scuola: segnale d’avvio di una rivoluzione copernicana?

di Angelo Giuseppe Caparello – Presidente CEFA

La legge di bilancio 2026, approvata a dicembre 2025, introduce un voucher statale, un “buono scuola” fino a 1.500 euro annui per studente, destinato alle famiglie che frequentano scuole paritarie, come le scuole del mondo CEFA.

Sebbene per accedere alla misura sia necessario non superare determinati limiti ISEE, questa norma costituisce una novità assoluta, segnando un cambio di prospettiva, di lettura e di visione dell’Istituzione scolastica: la scuola paritaria non deve essere un privilegio per le famiglie dotate di maggiori risorse economiche, ma un servizio in ambito educativo e formativo che, al pari di quelli offerti dalle scuole pubbliche, viene scelto per i contenuti della proposta formativa, per l’identità di scuola che propone, oltreché per la qualità e quantità delle prestazioni erogate.

Si va nella direzione della vera inclusione, della vera tutela del pluralismo educativo e della libertà di scelta nella formazione culturale, affrontando il cuore del problema: la riduzione degli ostacoli di carattere economico all’esercizio di tale libertà, confermando il riconoscimento del ruolo essenziale delle scuole paritarie per il raggiungimento degli obiettivi dell’azione pubblica e di interesse della collettività.

L’attenzione verso i bisogni delle famiglie sembra coniugarsi nell’azione del Ministero dell’Istruzione e del Merito con una certa sensibilità didattica verso le modalità di formazione degli studenti, il metodo di lavoro, il loro modo d’essere, prima ancora che per la quantità di informazioni e nozioni destinate agli stessi e di competenze da acquisire attraverso il veicolo scolastico. L’introduzione del latino che abitua a studiare, delle poesie a memoria e del corsivo che favoriscono la formazione dell’identità e sviluppano la sensibilità, non sono misure che denotano nostalgia per una “scuola da libro cuore”, ma semmai pongono al centro il cuore dello studente, l’originalità, la concentrazione, la profondità del pensiero, l’humanitas e la pietas, per formare individui che sappiano muoversi nel mondo digitale senza dimenticare che l’intelligenza artificiale e in generale la tecnologia sono soltanto strumenti sottomessi al cuore pulsante dell’individuo.

In questa stessa direzione da sempre CEFA ha ricercato e perseguito il dialogo costante e responsabile con le istituzioni e le autorità scolastiche, ed ha indirizzato parte delle proprie energie affinché la propria voce venga ascoltata, consentendo di diffondere ed affermare l’idea, la visione, i principi che hanno ispirato la nascita delle nostre scuole quarantacinque anni orsono.

E sempre in questa direzione dovrà andare il rinnovato rapporto con le scuole FAES di Milano, traendo spunto dalla recente condivisione del nostro “storico” Direttore generale, Giovanni Vicari, con le scuole milanesi e dall’auspicabile contributo che ciò possa favorire una migliore integrazione delle due realtà territoriali e dunque una maggiore efficacia ed espansione del comune progetto educativo.

Ed in questa medesima direzione che si inserisce anche la recente nomina dello stesso Direttore Generale delle Scuole CEFA tra i tre rappresentanti dei genitori (insieme a Vicari anche Giuseppe Richiedei e Vincenzo Falabella, esponente del mondo della disabilità), nominati dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, per far parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.

Per la prima volta, tre figure, proposte dal Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola, potranno rappresentare gli interessi e portare le istanze delle famiglie all’interno del principale Organo consultivo della scuola pubblica.  

Buon lavoro e vive congratulazioni!

Avvocato Civilista, è Presidente in carica del Consiglio di Amministrazione della Fondazione CEFA.

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