La Scuola forma lo sguardo delle famiglie e delle nuove generazioni
L’intervento dello psicoterapeuta Alberto Pellai riapre un dibattito culturale molto caro alle scuole CEFA: il modo in cui la società contemporanea racconta la genitorialità. Partendo dalla polemica sull’immagine della sportiva celebrata con il figlio in braccio, Pellai osserva che la questione non è eliminare l’etichetta di “mamma atleta”, ma riconoscere quanto sia ancora fragile una narrazione pubblica equilibrata di maternità e paternità.
Nel suo testo afferma con chiarezza: «Noi oggi abbiamo bisogno di una nuova narrazione pubblica della genitorialità, sia materna che paterna». E ancora: «I bambini e le bambine oggi vengono considerati il più grande ingombro alla realizzazione personale». Parole che intercettano una percezione diffusa: l’idea che la famiglia rappresenti un ostacolo, un rallentamento, talvolta un costo incompatibile con l’autorealizzazione.
Il passaggio più significativo riguarda la dimensione culturale della denatalità. Pellai sottolinea che le ragioni economiche e sociali sono reali, ma anche che “siamo riusciti a decostruire talmente tanto il desiderio di genitorialità nelle nuove generazioni da renderlo flebilissimo sia nei maschi che nelle femmine”. La genitorialità viene spesso descritta come rinuncia, fatica, perdita di libertà; raramente come esperienza generativa, relazione che arricchisce, responsabilità che costruisce futuro.
In questo scenario il ruolo educativo diventa decisivo. Le istituzioni scolastiche non sono soltanto luoghi di apprendimento, ma spazi culturali in cui si forma lo sguardo delle famiglie e delle nuove generazioni sulla vita adulta, sulle relazioni e sulla famiglia.
Le Scuole CEFA sono in completa sintonia con la prospettiva indicata da Pellai e nelle loro scuole contribuiscono a una nuova narrazione della famiglia e della genitorialità: la bellezza e la felicità della famiglia ne supera “alla grande” difficoltà e problemi!
E per questo le Scuole CEFA “scendono in campo” con azioni concrete per sostenere i genitori nella loro azione educativa, dare loro la formazione che serve, creare “rete” fra famiglie, valorizzare la presenza dei padri, raccontare maternità e paternità come possibilità e non come limite.
